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Autore: Francesco Cartei

Suggerimenti per coltivare l’alloro in balcone o nell’orto

Il Laurus Nobilis o noto più comunemente conosciuto come alloro, è una pianta aromatica della famiglia delle Lauraceae, presente in tutta l’area del Mediterraneo. Al pari del basilico, del prezzemolo, del rosmarino e di molte altre aromatiche, la sua coltivazione “casalinga” è veramente molto diffusa e praticata. L’alloro, infatti, oltre ad essere utilizzato in molte ricette della nostra cucina, possiede anche molte proprietà benefiche e salutari,

Coltivazione dell’alloro: caratteristiche della pianta.

 In condizioni ottimali l’arbusto può raggiungere altezze elevate, anche superiori ai 10 metri, ma normalmente lo si rileva in cespugli e siepi per l’azione di contenimento dell’uomo.

Le foglie sono di forma ovale e di consistenza spessa, si caratterizzano per un colore verde scuro e lucido. È proprio dalle foglie che si ricavano gli usi quotidiani dell’alloro ed è forse questo l’elemento della pianta più conosciuto. Eppure l’arbusto produce anche dei fiori gialli a ombrello, quindi dei frutti: delle bacche nere contenenti il seme.

I migliori periodi dell’anno per coltivare l’alloro

La coltivazione dell’alloro avviene nel periodo autunnale e può avvenire sia piantando i semi, previa l’operazione di scarificazione, oppure piantando un piccolo germoglio da poco spuntato da un arbusto.

Suggerimenti per la coltivazione dell’alloro: terreno, esposizione e irrigazione

Il terreno ideale per la coltivazione dell’alloro è solitamente quello ben drenato, anche non eccessivamente ricco di sostanze nutritive.

L’alloro può essere esposto a mezz’ombra, o direttamente alla luce del sole nelle stagioni più calde dell’anno, mentre d’inverno può richiedere un’adeguata copertura dalle precipitazioni più intense.  Il trapianto per l’alloro è molto importante, e questo non avverrà prima dell’anno e mezzo d’età.

L’alloro non richiede un’irrigazione costante, ma bisogna innaffiarlo solo quando si presenta un terreno molto asciutto soprattutto durante il periodo primaverile ed estivo.

Concimazione e potatura dell’alloro

Per la concimazione dell’alloro, si utilizza un concime liquido, diluito nell’acqua d’irrigazione, ogni 15 giorni a partire dalla primavera per poi proseguire per tutta l’estate, mentre in autunno ed in inverno le concimazioni vanno sospese.

La potatura va effettuata nel primo periodo invernale, ed insieme ad essa anche la cimatura. In sostituzione alla cimatura, per la parte basale, si può procedere con la potatura.

Coltivazione dell’alloro: cosa fare in caso di cocciniglia sulle foglie

L’alloro è soggetto all’attacco da parte della cocciniglia, che attacca le foglie, In questo caso sarebbero presenti delle macchie brune che possono essere eliminate con un batuffolo impregnato di alcool, o spargendo sulle foglie dell’antiparassitario. Se annaffiata troppo, la pianta di alloro è soggetta anche ai ristagni d’acqua, che causano un imbrunimento delle foglie, in questo caso sarebbe opportuno provvedere a far asciugare il terreno e a diradare le annaffiature.

Perche ci sono le Rose nei Vigneti ?

Perché ci sono le Rose nei Vigneti? In molti si saranno posti senz’altro questa domanda. Anche perché capita spesso che, ammirando una bella piantagione d’uva, si possano scorgere tra i filari del vigneto, delle bellissime rose che apparentemente nulla hanno a che fare con la pianta da cui ricaviamo il vino.

Se siete curiosi il motivo di questa speciale tecnica di coltivazione dell’uva,  vi consigliamo di continuare la lettura di quest’articolo.

Rose nei vigneti: un’antica tecnica tramandata nel tempo

Vedendo sbucare una pianta di rose all’interno di una vigna, si potrebbe pensare che moglie del contadino proprietario del terreno, nutrendo così tanto amore e passione per il giardinaggio, possa averne piantato un esemplare per vederlo crescere e fiorire. In realtà esiste un motivo molto più importante, che viene tramandato dalle famiglie di agricoltori da molto tempo, addirittura dai primi del 1800. La Rosa infatti venne introdotta per la prima volta nei vigneti con la funzione precisa di essere una “pianta spia”.

Ebbene sì,  essendo per sua sfortuna una pianta molto delicata, è la prima a mostrare sulle proprie foglie gli effetti di attacchi indesiderati,  come quelli di funghi, di insetti e persino una carenza di minerali nel terreno.

Dalla salute della Rosa si capisce, insomma, quando sia necessario o meno intervenire sulla vigna. E, proprio per questa sua particolarità, viene utilizzata dai contadini ed introdotta nelle loro coltivazioni, in modo che possano capire dal  suo comportamento quando e come intervenire con eventuali trattamenti disinfettanti, prima che una data epidemia o un attacco fungino si diffonda sull’intera cultura.

Ecco perché è fondamentale il suo aiuto e proprio per questo oggi la ritroviamo nelle migliori coltivazioni, specialmente nelle produzioni e terre di vini DOC e DOCP, dove tutto è meticolosamente controllato e ci sono severe regole per la crescita delle piante, divenendo una coltura ad oggi molto diffusa e integrata nella lotta biologica.

Le piante di rose nel vigneto:  il racconto di Cristiano D’Ambrosio

Ricordo ancor oggi il Capo Operaio Domenico del vivaio in cui lavorare che mi spiegò quest’antica tecnica della rosa piantata nel vigneto. Mi trovavo insieme a lui e agli altri operai proprio in una azienda vinicola della Toscana, ad imbottigliare il famoso vino Brunello. Le persone d’un tempo avevano conoscenze uniche, come unica era la loro cultura nell’ambito dell’agricoltura e del vivaismo, ad oggi quasi scomparsa purtroppo.

Ero solo un ragazzo, ma ricordo bene quello che mi disse e che mi insegnò Domenico riguardo la presenza della rosa nei vigneti. Io rimanevo affascinato dai suo racconti, perché erano ricchi di spiegazioni e nello stesso tempo rivelavano cose a volte buffe, riusciva a darti sempre una spiegazione ai fenomeni più strani che vedevi. In natura e in agricoltura tante cose sembrano scontate, di fatto però hanno una loro logica e sempre vi si cela un’affascinante spiegazione, è una gioia per me approfittare di questo spazio per condividere la mia conoscenza e le mie esperienze e riuscire magari a rispondere a qualche vostra curiosità.  

A coloro che volessero toccare con mano più da vicino questo argomento, non posso che consigliare una passeggiata in Toscana, nel paese di Montalcino,  patria del famoso Brunello, dove osservando le colline dipinte dai mille colori delle coltivazioni di uva e di piante da frutto , vi sembrerà di tornare indietro nel tempo e rivivere paesaggi antichi, con vitigni coltivati a mano e piante di rose sparse un pò ovunque, usate addirittura come siepi tra un confinante e l’altro. Carino sarà inoltre vedere le mogli dei contadini coltivare i loro fiori nei secchi di ferro e nelle vecchie botti di vino in disuso della loro cantine .

Un angolo di paradiso per tutti gli manti della natura .

Con l’occasione, nel caso vi foste convinti a visitare il paese di Montalcino, mi permetto di consigliarvi di assaggiare lì i famosi Pici (pasta acqua e farina fatta a mano), accompagnati da un buon bicchiere di Brunello di Montalcino e perché no, magari seduti su un tavolo in campagna, ammirando un bel vigneto, con una rosa all’inizio del filare d’uva.

Buona Passeggiata!!!

D’Ambrosio Cristiano

I ciclamini: 5 consigli utili per una perfetta coltivazione

Tra le piante ornamentali che possiamo coltivare in autunno o introdurre nel giardino direttamente in inverno, troviamo i coloratissimi ciclamini.
La fioritura dei ciclamini generalmente dura da settembre fino a maggio. Ma vediamo nel dettaglio come curare i ciclamini in casa e all’aperto, seguendo alcune indicazioni utili.

1. Coltivazione dei ciclamini: il clima migliore

I ciclamini resistono molto bene al freddo quindi possono stare anche fuori casa, infatti non esistono ciclamini da esterno o da interno. Le stesse varietà, con i dovuti accorgimenti, si possono coltivare fuori al giardino oltre che dentro casa.
In entrambe le circostanze, fate attenzione a scegliere un ambiente luminoso e non troppo caldo: la temperatura ideale è di 18 gradi. I ciclamini non possono stare vicino alle fonti di calore, devono stare lontani dai termosifoni, ma anche lontani dalle porte: le correnti d’aria improvvise possono danneggiare la pianta.

2. Coltivazione dei ciclamini: la giusta quantità d’acqua

I ciclamini vanno vaporizzati di con una certa periodicità, per assicurare il giusto tasso di umidità. Ogni quanto vaporizzare le piante? Dipende dall’ambiente: se è molto secco, vaporizzate ogni due giorni.
Assicuratevi che il terreno sia sempre umido, facendo attenzione ai ristagni d’acqua: le radici potrebbero marcire. Per precauzione potete versare l’acqua nel sottovaso, attendere un paio d’ore e poi eliminare quella in eccesso, non assorbita dalla pianta.
Se notate che la pianta abbassa le foglie, vuol dire che ha sete ! Un ciclamino appassito sta probabilmente soffrendo la sete: il fenomeno del turgore cellulare è regolato proprio dalla presenza di acqua all’interno della cellula vegetale e degli stessi vacuoli.

3. Come proteggere i ciclamini durante l’estate

Poiché in estate i ciclamini cessano l’attività vegetativa, riponeteli in un luogo ombreggiato e innaffiateli ogni tanto. Una volta che i fiori appassiscono, eliminateli tirando via anche il gambo: da eliminare anche le foglie secche, onde evitare che marciscano. Se, in estate, lasciate i ciclamini all’esterno, assicuratevi che non siano esposti direttamente al sole che andrebbe a bruciare i bulbi.

4. Come rivasare le piante di ciclamino

Non serve rinvasare spesso il ciclamino, pertanto effettuate l’operazione in primavera, ma solo nel caso si dovesse notare che le radici hanno completamente riempito il contenitore: le radici spuntano attraverso il foro di drenaggio del vaso. Per riempire il vaso usate del buon terriccio misto mescolando una parte di sabbia e una di torba in egual misura.
Sul fondo del vaso adagiate un pezzo di coccio: servirà a garantire un corretto drenaggio dell’acqua.

5. Malattie dei ciclamini: come intervenire

Fare molta attenzione alla muffa grigia e al ragnetto rosso: nel primo caso si dovrebbero notare dei marciumi sui petali e sulla parte centrale della pianta. Per rimediare, dovrete eliminare le parti danneggiate e applicare in seguito un anticrittogamico. Il ragnetto rosso provoca invece l’ingiallimento delle foglie, comportando anche la caduta delle stesse. Per rimediare, dovrete eliminare con le mani l’ospite indesiderato usando un batuffolo di cotone. Successivamente dovrete nebulizzare la chioma della pianta per aumentare il tasso di umidità.
In assenza di malattie, le foglie gialle potrebbero essere collegate a errori di irrigazione (eccesso di acqua) oppure carenze nutrizionali. Assicuratevi che il terreno non sia troppo zuppo d’acqua e somministrate del concime specifico.

Orchidea Cattleya: come coltivare la Regina delle orchidee in casa

La specie denominata Cattleya delle orchidee proviene dal centro e sud America, dove grazie alle delle vere e proprie radici aeree,  riescono a crescere aggrappate ai rami alti degli alberi o nelle intercapedini della roccia. Anche per questo motivo, si tratta di piante piuttosto ostili e difficili da coltivare in casa o in serra.  Negli ultimi decenni, tuttavia, le orchidee Cattleya sono state incrociate e selezionate allo scopo di offrirci degli ibridi più semplici da piantare nelle nostre abitazioni e caratterizzate da fiori più duraturi, dai colori più vari.

Gli pseudo-bulbi dell’orchidea Cattleya

L’orchidea Cattleya sviluppa un rizoma (modificazione del fusto) che cresce in orizzontale lungo la superficie del substrato, possiamo considerarlo come il “fusto” della pianta. Dal rizoma, la pianta produce uno (o più) getti, che maturando creano degli pseudo-bulbi, che servono alla pianta per accumulare acqua e sostanze nutritive. Quando lo pseudo-bulbo è maturo, se le condizioni climatiche glie lo permettono, la Cattleya getterà uno stelo floreale dall’apice della canna o dall’ascella fogliare. Questa orchidea generalmente fiorisce una sola volta da ciascuno pseudobulbo.

Verso il termine della fioritura, dalla base dello pseudobulbo fiorito (quello più giovane) inizia a crescere uno (o più) nuovo getto, che nell’arco di 4-9 mesi arriverà a piena maturazione dando vita ad un nuovo pseudobulbo. Quando il nuovo pseudobulbo è maturo e ha radici autonome, la pianta sarà solitamente pronta a rifiorire e così il ciclo si ripete.

Orchidea Cattleya l’importanza della luce

Il fattore più importante per far fiorire la Cattleya è la  luce, queste orchidee necessitano di molta luce per fiorire, anche diretta, facendo solo attenzione nelle ore centrali della giornata durante i mesi estivi. La Cattleya ama crescere all’aperto, per cui in primavera e in estate è possibile spostare queste orchidee all’esterno, facendo attenzione alle gelate o ai raggi solari diretti nelle ore pomeridiane. Sarebbe ideale che le temperature non scendessero mai sotto gli 8-10°C.

Il clima migliore per la coltivazione dell’orchidea Cattleya

L’orchidea Cattleya è una pianta molto tollerante nei confronti del clima, anche sotto il punto di vista dell’umidità ambientale; questa orchidea sopporta bene un’umidità relativa compresa tra 40 e 80%, adattandosi bene al clima di casa.

Se l’umidità cala troppo, solitamente in inverno quando il riscaldamento è acceso, possiamo adottare una serie di accorgimenti per aumentare l’U/R; Possiamo usare un umidificatore per caloriferi in coccio, lasciare una bacinella d’acqua ad evaporare o (se proprio necessario) nebulizzare dell’acqua al mattino sulle foglie della pianta.

Un’alternativa semplice ed efficace (ma un pochino più dispendiosa) consiste nell’utilizzare un umidificatore ad ultrasuoni.

Coltivazione dell’Orchidea Gialla “Phalaenopsis”: tutto quello che c’è da sapere

La varietà dell’orchidea gialla Phalaenopsis, è caratterizzata da una lunga fioritura, un aroma gradevole, ha petali color miele e sepali di diverse forme, situati al centro.  I fiori gialli di phalaenopsis hanno foglie larghe e coriacee, spesso vicine ad una forma cilindrica, per le quali sono meno esigenti per l’illuminazione. L’orchidea è una piccola pianta con un peduncolo che raggiunge il mezzo metro. Con la cura adeguata, la fioritura può durare fino a 5-6 mesi. Durante questo periodo, compaiono fino a 60 fiori.

Illuminazione e irrigazione dell’orchidea gialla Phalaenopsis

I fiori di Phalaenopsis sono le orchidee più rustiche . Al fine di crescere e ottenere la fioritura, è necessario fornire un’adeguata illuminazione e umidità sufficiente. È vietato metterli sulla finestra a est o a sud, poiché nei primi giorni le foglie saranno coperte di macchie gialle  tipo ustioni. Pertanto, è necessario scegliere un posto per un fiore con luce diffusa sul davanzale occidentale o settentrionale.

Il giorno periodo luce è desiderabile fare più a lungo – circa 14 ore. In autunno e in inverno, la pianta è meglio evidenziare la lampada fluorescente. In estate, la temperatura non dovrebbe superare i +25 ° C, poiché in altre condizioni l’orchidea non fiorirà e le gemme che hanno avuto il tempo di apparire appassiranno. Richiede un’attenta irrigazione, ma il terreno non deve essere costantemente bagnato, a volte deve asciugarsi. Si consiglia di eseguire anime leggere, questo permetterà di lavare la polvere e rinfrescare la pianta. Durante la fioritura, questa procedura è vietata.

Le radici dell’orchidea gialla Phalaenopsis

Le radici aeree non possono essere tagliate categoricamente, esse, come le foglie, sono coinvolte nel processo di fotosintesi e assorbono ancora l’umidità dall’aria. Pertanto, al momento della spruzzatura devono essere bagnati. Quando si pianta, è meglio scegliere un vaso trasparente in cui le radici saranno ben illuminate. Come tutte le orchidee, la phalaenopsis ha bisogno di terra di muschio e corteccia tagliata. Il substrato già preparato può essere acquistato ovunque.

Tutti i tipi di orchidee gialle raramente si ammalano, ma non possono essere chiamati invulnerabili. Spesso, alcune malattie si verificano  tipo l’ oidio, afidi etc…facilmente curabili con appositi prodotti.

Orchidea bianca: segreti e tecniche per coltivarla al meglio

L’orchidea bianca è una pianta che regala abbondanti e durature fioriture , che richiede delle cure semplici per mantenere il proprio aspetto rigoglioso. Solitamente la fioritura dura più di 3 mesi. E’ una specie molto diffusa, ne esistono infatti quasi 200 varianti la maggior parte originarie delle aree tropicali e subtropicali. È da sempre un simbolo di esclusività legata sia alla bellezza del fiore ma anche alla difficoltà nella sua coltivazioni che l’avevano resa un vezzo di ricchi nell’800 e ‘900.

Caratteristiche dell’orchidea bianca

Per avere una pianta d’orchidea rigogliosa è porla vicino ad una finestra con esposizione a sud. Se avete una casa a nord,  l’unica soluzione che potreste tentare è quella di aiutare la pianta con delle lampade apposite per fiori (growing lamps).

Spesso le orchidee sono vendute in un vaso trasparente. Questo vaso non è li per caso ma ha una funzione specifica. Le orchidee effettuano infatti la fotosintesi anche mediante le radici (che spesso sono aeree). E’ quindi importante qual ora la stanza non abbia un’illuminazione già perfetta mantenere l’apparto radicale a vista nel vaso trasparente.

Clima e irrigazione ideali per la coltivazione dell’orchidea bianca

l’orchidea è una pianta che, come visto prima, è molto diffusa specialmente nelle aree tropicali e subtropicali, se vogliamo quindi farla crescere rigogliosa dobbiamo in qualche modo cercare di ricreare il più possibile un microclima similare. La pianta ha quindi bisogno di mantenere l’apparato radicale sempre umido no bagnato !   Si suggerisce di utilizzare infatti uno spruzzino per umidificare l’impianto radicale. Specie d’inverno (con l’accensione dei termosifoni) il clima in casa si fa più secco. Controllare quindi con più frequenza l’umidità delle radici ed agite di conseguenza. Con lo spruzzino umidificate non solo le radici ma anche le foglie, lo stelo ed i fiori.

Se le foglie di orchidea ingialliscono, per irrigarla state usando acqua calcarea, quindi iniziate a usare acqua “dolce” e somministrate dei concimi a base di ferro.

Trattamenti utili per le piante di orchidea bianca

L’orchidea phalaenopsis è la specie che più comunemente troviamo nelle nostre abitazioni non ama temperature al disotto dei 20 gradi. Un utile indicatore a tal proposito è la superficie delle foglie e più in generale di tutta la pianta. Se su di essa troviamo delle macchioline esse spesso sono un indicatore della temperatura troppo bassa

Se volete aiutare la pianta dopo circa un mese dalla fine della fioritura vi accorgerete che la parte più alta dello stelo tende a seccare in modo naturale, recidete questa parte con una forbice applicando un taglio netto, questo aiuterà la pianta nel normale processo vegetativo.

Coltivare le rose: 6 consigli pratici per ottenere un risultato ottimale

Vuoi coltivare le rose nel tuo giardino o nel tuo terrazzo? Sei alla ricerca di consigli pratici per rendere ottimale la loro crescita? Vuoi sapere il clima, la temperatura e la concimazione migliori per questa tipologia di pianta così amata e diffusa? Ecco per te alcuni risposte utili per veder crescere e fiorire nel modo migliore le tue piante di rose. Abbiamo selezionato, infatti, 6 consigli basilari da seguire passo dopo passo, quando decidi coltivare nel tuo balcone o nel tuo giardino, degli esemplari della specie che notoriamente è il simbolo dell’amore.

1. Coltivazione delle rose: la migliore esposizione

È necessario individuare la giusta collocazione per le rose in giardino. Per crescere e fiorire, le rose hanno bisogno di almeno 6 ore di esposizione ai raggi solari.Alcuni gruppi di rose a fioritura unica, tollerano bene la mezz’ombra.

2. Coltivazione delle rose: la temperatura ideale

Con temperature oltre i 30° molte rose hanno difficoltà a fiorire, a volte impedendo la formazione del boccio (rami accecati), a volte creando fiori con pochi petali risultato dello stress idrico. Da Roma in giù con temperature estive molto elevate, le rose potrebbero andare a riposo estivo perdendo le foglie per limitare la traspirazione della pianta. In queste situazioni, le esposizioni est-sudest risultano migliori di quelle sud-ovest.

Generalmente le rose non temono temperature rigide invernali, anzi ne hanno bisogno per fermarsi l’inverno e ripartire con vigore a primavera, ripulite da insetti ed altre malattie.

Si trovano esemplari fino a 1500 metri e oltre dove le minime arrivano fino a -25°. In realtà in quelle situazioni estreme, vengono protette dalla neve e per evitare che si rompano i rami si consiglia di alleggerire i rami più lunghi potandoli a novembre.

3. Coltivazione delle rose in giardino: il terreno ideale

Nella coltivazione delle rose in giardino il terreno per la messa a dimora deve essere ben drenato, neutro, arricchito con terriccio o torba. Deve essere nuovo alla coltivazione della rosa poiché le rosacee rilasciando tossine causando stanchezza al terreno. Nel caso si volesse piantare la rosa nel medesimo posto è consigliabile cambiare la terra su almeno 30-40 cm di profondità portando terra nuova di campo.

4. Il periodo migliore per la coltivazione delle rose

Il periodo migliore per la messa a dimora delle rose è l’autunno-inverno. Una buona preparazione del terreno prima dell’impianto sarà ricompensata da rose migliori. E’ consigliabile dissodare il terreno prima di piantare incorporando del materiale organico (es. stallatico maturo, stallatico pellettato circa 1kg a mq).

Le rose in vaso si possono piantare in qualsiasi periodo. Effettuare una buca di almeno 40 cm e mettere una base abbondante di concime naturale maturo e non fresco (2kg di stallatico terricciato, o 500gr di stallatico pellettato). Ricoprire con uno strato di terriccio in modo che la pianta non sia a contatto diretto con il concime. Disporre la pianta affinché il colletto (punto di innesto) sia leggermente sotto o al pari del terreno. Riempire di terra misto a terriccio intorno alla pianta e ricalzarla. Infine annaffiare abbondantemente.

5. La concimazione delle piante di rose

I momenti determinanti per la concimazione delle rose sono:

  • • a fine inverno dopo aver eseguito le opportune potature
  • • a fine estate con una piccola quantità (una manciata scarsa).

Il concime va distribuito in superficie incorporandolo nel terreno con una zappa e successivamente annaffiare. Il concime deve essere equilibrato fra i vari componenti: Azoto (N) Fosforo (P) Potassio (K)

6. Trattamenti per le malattie delle rose

Pur essendo forti e vigorose anche le rose temono e sono sensibili a diverse malattie. Per le malattie fungine un buon atteggiamento da adottare è la prevenzione.
Per la ticchiolatura e la ruggine suggeriamo l’utilizzo di “prodotti di contatto” a base di rame che rimangono sulla superficie della pianta da somministrare ogni 10 gg da quando le piante entrano in vegetazione dopo l’inverno e da protrarre fino a inizio estate.
Per l’oidio si possono adottare prodotti sistemici più specifici che entrano nel circolo linfatico della pianta che risultano più efficaci nella primavera. Per il periodo estivo è possibile trattare con zolfo.
Per insetti vari (afidi, cocciniglia, ragnetto rosso, farfallina, bruco) non adottare insetticidi preventivi ma solo curativi. E’ possibile tentare anche vie naturali come macerati di ortica, piretro o la lotta integrata (insetti predatori).
Adottare le adeguate precauzioni (guanti, maschera, tuta protettiva).

Consigli e tecniche utili per la coltivazione delle Ortensie

Le Ortensie sono piante generose, forti ed estremamente adattabili. Amano l’ombra, ma crescono bene anche al sole, vivono quasi in ogni tipo di terreno e le uniche due condizioni inderogabili per la loro coltivazione sono un regolare apporto d’acqua ed un buon drenaggio.

La terra ideale per la crescita delle ortensie

Una terra grassa e ricca è preferibile ad una sabbiosa e povera di humus, che potrà comunque andar bene con l’aggiunta di un composto di foglie, scorza tritata e letame. I materiali che consentono alle ortensie di crescere e prosperare sono quindi estremamente reperibili: torba acida, scorza tritata o addirittura la potatura dei cespugli e rami sottili degli alberi ridotta in piccoli pezzi. Non temono i rigori dell’inverno e generalmente resistono bene sino ai sei o sette gradi sotto zero, rendendo semplice la coltivazione anche dove il clima invernale è piuttosto rigido. Il discorso sulla potatura è abbastanza semplice.

Le ortensie  H. macrophylla

Per quel che riguarda le H. macrophylla, che fioriscono sul legno dell’anno precedente, ci si limiterà ad una ripulitura del secco, alla rimozione dei vecchi fiori ed al taglio degli steli più deboli che avverrà togliendo l’ultima coppia di gemme.

L’opinione comune è che il vecchio fiore non andrebbe tolto sino a primavera, perché si pensa che esso protegga il nuovo germoglio; tuttavia le lacecap perdono quasi tutti i loro fiori con il gelo invernale.

E’ anche buona abitudine, nelle piante di cinque-sei anni di età, togliere circa un terzo dei cacci al livello del suolo così da dare luce anche all’interno e permettere una buona lignificazione e vigoria (di solito si tolgono i cacci più vecchi).

Le ortensie H. paniculata e H. arborescens

Per quel che riguarda le orchidee H. paniculata e H. arborescens, che fioriscono sul legno dell’anno, si lasceranno due occhi alla base di ogni stelo (febbraio-marzo) ponendo le premesse per una fioritura con paniceli molto grandi. Le rampicanti invece richiedono una limitata potatura, che serve più che altro a contenerne la crescita. Per H. aspera, H. serrata, H. involucrata e H. quercifolia solo potatura di riordino.

Potatura e riproduzione delle ortensie

La potatura non è essenziale per le ortensie: se lasciate crescere allo stato naturale (limitandosi in primavera a togliere i rami e i fiori secchi) avremo grandi ed esuberanti cespugli dalle forme irregolari, con fioritura abbondante e fiori di taglia più piccola.

Per quel che riguarda la riproduzione sono, tranne alcune specie più problematiche (H. aspera, H. seemani), ottimamente riproducibili per talea, da effettuarsi da aprile ad ottobre. Da non scartare è anche il sistema della divisione delle radici, facile e sicuro, e per ultimo il metodo della semina (novembre-dicembre) che, pur dando risultati soddisfacenti, non garantisce la purezza della cultivar.

Un po’ più complesso è il discorso circa la questione del ph, che stabilisce il fattore di acidità del terreno e di conseguenza determina il colore delle infiorescenze, la cui variazione riguarda però soltanto H. macrophylla ed H. serrata.

Coltivazione delle piante di felci: tutto quello che c’è da sapere

Per tutti coloro che vorrebbero coltivare delle piante di felci sul proprio balcone o all’interno del proprio giardino, ecco una serie di suggerimenti utili da seguire attentamente. Prima di addentraci nei consigli per la coltivazione, tuttavia, è necessario effettuare una una prima distinzione di fondo sui due principali tipi di felci: le felci arboree e le felci erbacee. Quelle più facili da coltivare in casa e in giardino sono le felci erbacee e sono anche le più comuni. Le felci arboree sono rare da trovare in vendita, inoltre si adattano male all’ambiente domestico e necessitano di diverse attenzioni in giardino. Le felci erbacee, al contrario, sono adatte a tutti, anche a chi non ha proprio il pollice verde! Sono facili da coltivare in casa e hanno un aspetto molto elegante. Le felci sono belle anche se non fanno fiori. La coltivazione di queste piante è alla portata di tutti, bisogna solo rispettare alcune regole fondamentali.

Coltivazione delle felci: temperature e terricci migliori

La temperatura ideale per consentire un buon accrescimento della pianta è compresa in un intervallo che va dai 15°C ai 25 °C.  Il terriccio migliore per coltivare le felci in vaso è dato da una miscela, in parti uguali, di sabbia e torba addizionata a un 50% di terriccio universale, il tutto addizionato da corteccia sminuzzata. In generale, le felci hanno bisogno di un ambiente umido e una zona molto luminosa ma non a diretto contatto con i raggi solari. Le fronde più giovani, se esposte al sole, possono bruciarsi e apparire immediatamente secche e avvizzite.

Coltivazione in casa delle felci

Se coltivate in casa, le felci necessitano di nebulizzazioni costanti con acqua distillata (potete recuperarla anche dal climatizzatore). Quasi tutte le felci necessitano di essere irrigate con acqua non calcarea.

Per la coltivazione in casa, la scelta dell’Asplenium trichomanes risolve anche il problema della reazione di pH del suolo: usando acqua del rubinetto il suolo diventa alcalino così da adattarsi perfettamente alle esigenze della pianta.

Trattamenti per curare le piante di felci

Se la felce presenta foglie secche potrebbero esserci stress idrici in corso. Se la felce presenta foglie scolorite, probabilmente riceve un eccesso di sole mentre se la pianta presenta foglie accartocciate o arricchiate, probabilmente la temperatura è troppo alta, in questo caso appaiono anche orlature nere. Macchie nere sulle foglie di felci potrebbero indicare un marciume causato da un eccesso di umidità e acqua (forse state irrigando troppo).

La riproduzione delle felci

Le felci si moltiplicano attraverso la disseminazione delle spore, che sono le cellule della riproduzione; è una pratica da effettuare in serra e da affidare a personale altamente specializzato.

Coltivare in casa una Stella di Natale? Ecco come…

Quando arriva Il Natale, scatta puntualmente la corsa all’acquisto per decorare le nostre abitazioni durante tutto il periodo delle festività. In molti però vorrebbero poter coltivare e fra crescere questa bellissima specie di pianta, solitamente dalle foglie rosse,  direttamente in casa.  Ecco quindi una serie di suggerimenti utili per poter ottenere degli esemplari sani e rigogliosi e avvertire, non solo a dicembre, quell’ineguagliabile atmosfera natalizia che solo questa tipologia di pianta riesce a suscitare.

Coltivare le Stelle di Natale: l’esposizione migliore

La Stella di Natale, detta anche ” poisenzia o euphorbia pulcherima”, ama essere posizionata in zone luminose e ben ventilate, con temperature minime superiori ai 10-12 gradi, ma con massime non elevate, è quindi consigliabile coltivare queste piante in casa, in una stanza poco riscaldata, e assolutamente lontano da fonti di calore dirette. Queste piante amano un clima fresco e abbastanza umido, è quindi consigliabile vaporizzarle spesso, soprattutto in estate e nei periodi in cui è attivo l’impianto di riscaldamento o di climatizzazione. Amano posizioni luminose, ma per far colorare le brattee che le caratterizzano è fondamentale che ricevano poche ore di luce al giorno; quindi evitiamo di posizionare la nostra poinsettia in una stanza con forte illuminazione, anche occasionale illuminazione dovuta alla luce elettrica può far rimandare la fioritura, e la nostra pianta manterrà tutte le foglie verdi. Questo non significa che queste piante vanno posizionate in luogo ombreggiato, infatti durante le naturali ore di luce solare è bene posizionarle in una zona luminosa della casa.

C’è chi ovvia a questo inconveniente coprendo al tramonto la pianta con un sacchetto di carta scura, per scoprirla al mattino, durante i mesi autunnali.

Irrigazione e concimazione delle poisenzie

Le poinsezie necessitano di annaffiature regolari, ma è bene attendere che il terreno asciughi tra un’annaffiatura e l’altra; evitando di lasciare il substrato completamente inzuppato d’acqua. Le concimazioni saranno regolari, ogni 15 giorni, per tutto l’arco dell’anno, utilizzando un concime per piante da fiore.

Il taglio del prato: quando farlo e ogni quanto

Piu che dirvi semplicemente ogni quante volte tagliare vogliamo darvi una spiegazione affinché voi capiate l’importanza di tagliarlo nel giusto periodo sapendo i motivi di questa indicazione.

Taglio del prato: l’importanza della fotosintesi

Tutte le piante per esistere  hanno bisogno della luce solare, la funzione che svolge la pianta grazie alla clorofilla contenuta nelle foglie è, infatti, la fotosintesi: ossia la trasformazione dei raggi solari in energia chimica, Questo prezioso processo fa si che le foglie siano di colore VERDE.

Il nostro prato è semplicemente una pianta in tutto e per tutto e la sua foglia è la parte superiore del filamento di colore verde brillante che noi tagliamo regolarmente se vogliamo dire una volta alla settimana. E’ infatti è di questo colore  proprio grazie al Sole indifferentemente se il prato sia tagliato a 3 cm. o se sia alto a 8/10  cm.

Tagli frequente del prato per favorire l’ingresso della luce

Il taglio molto frequente è cio che permette alla luce di penetrare all’interno del manto e irradiarlo rinverdendolo tutto fino al collo della sua radice.

Soffermandoci proprio su questo punto bisogna dire che 8/10 cm. è altezza massima di penetrazione del sole. A nostro avviso, se lasciassimo crescere troppo  il prato,  il sole non arriverebbe ad irradiare le foglie interne che riaffiorerebbero al taglio successivo con il risultato di avere un forte ingiallimento della foglia .

Per questi motivi se un prato è tagliato ricorrentemente permetteremmo al sole di entrare ed irradiare tutta la foglia fino al collo della propria radice ,con il risultato che il nostro prato sia sempre bello verde .Se invece lasciassimo crescere il prato oltre l’altezza massima di penetrazione ( 8/10 cm. ) inevitabilmente ci sarebbe un progressivo ingiallimento . Cio potrebbe inoltre trasformarsi in un indurimento della foglia a ridosso del collo, un filamento duro e robusto di colore giallo tendente al marrone .

E’ bene dire che ogni prato si recupera con le giuste cure, la cosa che cambia da caso a caso sono le tempistiche che per la ripresa: piu è grave il danno piu tempo ci impiegheremo per risanarlo e farlo ritornare bello verde e tenero.

Il taglio del prato a seconda dei periodi dell’anno

Giardinieri e operatori del settore iniziano a  tagliare tutti i prati settimanalmente  a partire dal mese di aprile fino al periodo di ottobre. Nei mesi di novembre e marzo, invece, intervengono circa una volta ogni 15 giorni e nei rimanenti mesi al bisogno. Seguendo questa scaletta al massimo si rischierebbe di tagliare il prato qualche volta in più ma al tempo stesso si ottiene costantemente un’erba verde e rigogliosa.

Come coltivare la lavanda sul proprio balcone

La lavanda è una pianta erbacea che tende a svilupparsi molto in larghezza, non raggiunge grandi dimensioni . La Lavanda è una pianta molto  resistente e ha  capacità di fiorire e svilupparsi anche in situazioni di clima arido e in assenza quasi totale di acqua.La lavanda necessita di una buona  esposizione  al sole e una moderata  ventilazione, il ristagno di acqua nuoce al suo sviluppo, pertanto va innaffiata senza esagerare, è opportuno tra una innaffiatura e l’altra verificare che il terreno in cui cresce si sia completamente asciugato e una volta asciutto è meglio lasciar trascorrere qualche giorno senza acqua, in questo modo non si rischia di bagnare le piante troppo in abbondanza o troppo spesso.

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