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Piantare e coltivare l’Acer Palmatum all’interno del proprio giardino.

Piantare e coltivare l'acer palmatum all'interno del proprio giardino

Benvenuti in questo scheda di approfondimento su come curare al meglio e coltivare l’Acer Palmatum all’interno del proprio giardino. In particolare, andremo a conoscere da vicino i segreti di questa bellissima specie arborea, il clima ideale per la sua coltivazione e alcuni suggerimenti utili per la loro crescita in vaso e a terra.

Origini e caratteristiche dell’Acer Palmatum

Questa tipologia di albero dalle piccole dimensioni, appartiene alla specie degli acer (piante contraddistinte dalle foglie caduche) e trae le sue origini dal mondo orientale. Come detto, l’acer palmatum ha una conformazione piuttosto ridotta (raggiunge massimo 6-10 mt di altezza), le foglie si caratterizzano dalle diverse varianti di colorazione che vanno dal rosso porpora al verde molto chiaro. Nel periodo autunnale, con l’arrivo delle temperature più rigide, la pianta si spoglia del suo fogliame. Si tratta comunque di una specie arborea che non teme particolarmente il freddo e il bello.

Alcune tipologie di aceri palmati sono coltivati tramite innesto su varietà particolarmente lente nella loro crescita in modo da ottenere una pianta a cespuglio, ancora più piccola e compatta.

Grazie alle diverse varietà presenti e soprattutto alle dimensioni contenute dell’acer palmatum, la collocazione di questa specie arborea all’interno di un giardino è abbastanza semplice. Può essere piantata, infatti, all’interno di aiuole, in vaso o direttamente in zone specifiche del nostro spazio verde.

Molti appassionati di aceri palmati optano per il posizionamento ravvicinato di più specie della pianta, in modo da esaltare le differenze di colore prodotte dalle foglie di ciascuna di esse.

Clima ideale per la coltivazione dell'acero palmato

Clima e posizione ideali per coltivare l’acer palmatum

Per tutti coloro che vogliono veder crescere e coltivare l’acer palmatum nel proprio giardino è bene sapere che questa tipologia di acero predilige il collocamento in zone soleggiate (o con mezza ombre) e possibilmente nelle vicinanze di alberi di dimensioni più ampie, in grado di proteggerla. Altro suggerimento importante, relativo alla collocazione dell’acero palmato, è quello di evitare le zone con forte presenza di vento.

Il terreno migliore per piantare l’acer palmatum

Dal punto di vista del terreno ideale dove coltivare un acer palmatum, è consigliabile scegliere una superficie particolarmente dentante visto che, soprattutto in primavera (a partire dal periodo di fioritura dei germogli) e in estate, la pianta ha bisogno di annaffiature costanti. Per le specie di acero palmato più vecchie di età, il quantitativo di acqua necessario potrebbe ridursi: a parte i periodi particolarmente caldi e di siccità, infatti, potrebbe essere sufficiente l’annaffiatura naturale ottenuta con le piogge.

La coltivazione in vaso

Tra le caratteristiche principali di questa tipologia di acero, troviamo senz’altro la possibilità di essere piantata e coltivata all’interno dei vasi. Le radici dell’acer palmatum, del resto, non sono particolarmente ingombranti e, con una sufficiente quantità di terra attorno, possono svilupparsi anche in aree ridotte.

Sono presenti inoltre specifiche tipologie di aceri palmati in stile bonsai.

i coltivano anche in vaso, visto che non producono un apparato radicale cospicuo; ovviamente gli esemplari coltivati in vaso necessiteranno di un poco più di cure rispetto ai cugini posti in piena terra.

Gli aceri palmati sono molto apprezzati anche come bonsai.

Coltivazione in casa dell’avocado

Vuoi consigli o suggerimenti per la coltivazione in casa dell’avocado? All’interno di questo articolo potrai trovare alcune indicazioni utili per piantare e far crescere al meglio un esemplare di questa fantastica specie da frutto all’interno della tua abitazione.

Coltivazione dell’avocado in casa: caratteristiche della pianta

Prima di vedere nel dettaglio alcuni suggerimenti per coltivare in casa l’avocado, è bene conoscere alcune informazioni importanti sulla pianta. L’avocado, infatti, è una pianta arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle Lauraceae

Le piante di avocado, normalmente, possono raggiungere un’estensione massima di altezza di circa 10. Sono caratterizzate all’estermità da una chioma piuttosto ampia e dalla presenza di numerosi rami. Il tronco della pianta si contraddistingue dalla colorazione grigia mentre le foglie hanno una forma tipicamente ovale.

I fiori dell’avocado, invece, sono caratterizzati dalle piccole dimensioni e dal colore bianco, mentre il frutto – come tutti sappiamo – ha una conformazione molto simile a quella della pera. E’ allungato e la scorza è decisamente dura. Un’altra caratteristica inconfondibile dell’avocado è la presenza all’interno di un grosso seme, che può essere piantato e che assomiglia molto a quello della pesca. La colorazione della polpa, infinge, varia tra il giallo e il verde, con una consistenza morbida e cremosa.

Coltivazione in casa dell’avocado: il clima ideale

La pianta di avocado è originaria dei Tropici e, per questo motivo, la sua coltivazione necessita inevitabilmente di un clima temperato e di una massiccia presenza di luce solare. Questa tipologia di pianta, insomma, soffre le basse temperature, il gelo così come la presenza di forti folate di vento. Per questo motivi, il primo consiglio indispensabile per tutti coloro che decidono di coltivare in casa un avocado è quello di far crescere la pianta in una zona protetta e riparata. Di tenerla lontana dalle correnti d’aria e di farle arrivare una buona dose di sole quotidiana.

Terreno ideale per coltivare l'avocado in casa

Il terreno migliore per coltivare l’avocado

Dopo aver visto le caratteristiche climatiche ideali per la coltivazione dell’avocado, è il momento di analizzare la tipologia di terreno ideale per far crescere al meglio la pianta. La superficie ottimale è quella caratterizzata da una buona presenza di sabbia e al tempo stesso di una giusta quantità di ghiaia, indispensabile per consentire un corretto drenaggio dell’acqua. Sono sconsigliabili, quindi, i terricci troppo argillosi: sia per il rischio del ristagno dell’acqua che per una corretta areazione delle radici.

Vi consigliamo inoltre di mescolare la terra su cui piantate l’avocado con del fertilizzante organico in grado di agevolare la corretta nutrizione la pianta stessa.

Come piantare l’avocado

Come piantare l'avocado

Per favorire un corretto sviluppo del germoglio di avocado, è importante tenere a mente alcune indicazioni importanti sul seme. Come detto in precedenza, infatti, la pianta si forma proprio attraverso la coltivazione del seme. E’ importante, quindi, prima della posa in terra, che questo venga completamente pulito e privato dei resti di polpa. Inoltre, sempre prima della piantumazione, è necessario immergere il seme dell’avocado all’interno di un bicchiere d’acqua, con la punta rivolta verso l’alto. In questo modo il germoglio crescerà fuori dall’acqua e il seme svolgerà la funzione di una sorta di boa.

Dopo circa mesi di attesa, dovrebbero iniziare a comparire le prime radici. Solo a quel punto si può procedere con l’inserimento in terra all’interno di un vaso.

Quantità d’acqua ideale per coltivare l’avocado in casa

L’annaffiatura delle piante d’avocado durante la coltivazione deve essere frequente ma non abbondante. Come già anticipato, infatti, questa tipologia di pianta soffre molto la presenza di ristagni d’acqua. Il problema maggiore che può presentarsi con una presenza troppo massiccia di acqua è quello del marciume alle radici.

Un altro rischio molto frequente, per questa tipologia di frutto, è l’accumulo di sale nel terreno che può generare problemi come l’appassimento delle foglie o la presenza di macchie marroni. Per ovviare a questa eventualità, è bene provvedere mensilmente ad un’irrigazione più sostanziosa del solito, in grado di eliminare l’eventuale presenza di sale .

Le potature delle degli alberi e dei fiori nei mesi di marzo, aprile e maggio

Trascorsi i periodi più freddi dell’anno, con l’arrivo del mese di marzo è importante conoscere alcune importanti indicazioni sulle corrette tipologie di potature degli alberi e dei fiori da effettuare in questa fase della stagione. Ecco di seguito, dunque, i consigli di Servizi per il Verde per gli interventi ottimali sulle piante da effettuare tra marzo e maggio.

Potature degli alberi nel mese di marzo

Durante il mese di marzo le gemme si schiudono per un nuovo anno, non è il caso di aspettare troppo per intervenire tagliando rami legnosi. Se però si anticipa la ripresa vegetativa si possono effettuare le potature anche nel mese di marzo, senza che la pianta patisca troppo freddo.

Potature dei fiori nel mese di marzo

Per le rose e le siepi con fioritura a partire da marzo, febbraio (o prima dell’arrivo del primo tepore primaverile) è il mese giusto per la potatura, per favorire lo sviluppo dei nuovi germogli. Puoi potare lasciando su ogni ramo nuovo 2/3 gemme.

Potature delle rose nel mese di marzo

Potature degli alberi nel mese di aprile

Aprile rientra in uno dei due periodi più indicati per la potatura degli alberi. In particolare in questo mese bisogna dare qualche ritocco alle precedenti operazioni. Se avete aspettato che iniziassero a crescere i rami piccoli per controllare bene la loro posizione, adesso potrete procedere con gli altri tagli.

Potature dei fiori nel mese di aprile

Aprile è anche il momento di svasare e potare e portare all’aperto i gerani. Sfoltirli, controllando le radici prima di rinvasarli. Dare un taglio alle punte che sono fiorite l’anno precedente (se sono ancora in buono stato si possono utilizzare come talee, e quindi potranno dare vita a nuove piantine)

Potature dei gerani nel mese di aprile

Potature degli alberi nel mese di maggio

Dopo la metà di maggio portate le piante in vaso all’aperto, quando hanno raggiunto i 40 cm di altezza. La prima potatura dei crisantemi si effettua a fine mese. La pianta potrà emettere nuovi getti laterali, ogni getto svilupperà almeno un capolino.

Potature dei fiori nel mese di maggio

Con la potatura di maggio si eliminano i fiori appassiti per favorire la comparsa di nuove rose. Tra i fiori troviamo anche i crisantemi. 

La fioritura delle piante da frutto

La fioritura degli alberi da frutto e la cosiddetta fase dell’allegagione, sono due momenti fondamentale nel corso del loro ciclo naturale. Tuttavia, i mutamenti del clima avvenuti negli ultimi anni, rischiano spesso di incidere negativamente in questi due preziosi momenti della vita vegetativa degli alberi. Il caldo anomalo durante l’inverno, o un inaspettato freddo primaverile, infatti, rischiano di rovinare seriamente la naturale produzione dei frutti.

La formazione delle gemme a fiore e l’importanza delle condizioni climatiche

Come molti sanno, prima della nascita dei frutti di un albero, si formano le gemme a fiore. Tale processo, invisibile ai nostri occhi,  avviene circo un anno prima rispetto al periodo in cui osserviamo la produzione dei fioritura e quindi dei frutti dell’albero stesso. In una fase che varia varia dalle 4 alle 8 settimane dal momento dei germogli primaverili, alcune gemme vegetative dell’albero mutano sviluppando gemma a fiore. Questa mutazione avviene internamente, senza che ce ne accorgiamo. Ogni tipologia di pianta arborea ha uno specifico punto dove si sviluppano le gemme a fiore. Con il cambiamento delle condizioni ambientali, dunque, la normale formazione del fiore da parte della gemma potrebbe interrompersi e la produzione del frutto rischia a quel punto di abortire. Per questo motivo le giornate di gelo nelle settimane successive al periodo invernale possono provocare un doppio trauma: potrebbero pregiudicare la nascita dei fiori dell’anno in corso e compromettere la formazione delle nuove gemme per la stagione successiva.

Fioritura degli alberi da frutto

Fioritura alberi da frutto: il periodo invernale e la ripresa vegetativa in primavera

La  nascita dei diversi verticilli fiorali, invece, avviene normalmente durante l’estate e si completa poi nel corso dell’autunno. Le future gemme a fiore sono in uno stadio di embrioni fiorali e nel corso dell’inverno si mantengono in una condizione cosiddetta “dormiente”.Alla fine periodo più freddo, infatti, ma prima della ripresa vegetativa, se l’albero ha soddisfatto regolarmente il proprio fabbisogno in freddo, avviene il completamento delle strutture del fiore. A questo punto la gemma a fiore è completa e pronta per la fioritura.

Potature con piattaforme aeree per interventi professionali e in totale sicurezza

Tra i fattori che rendono altamente professionale e specializzata l’attività di Servizi per il Verde a Roma, troviamo senz’altro quella delle potature con piattaforme aeree. Queste attrezzature, infatti, consentono al nostro team di lavoro di intervenire su qualsiasi tipo di albero da potare e in ogni condizione possibile di terreno, oltre che di posizionamento e struttura della pianta da abbattere.

Le piattaforme aeree utilizzate dalla nostra ditta per le potature e l’abbattimento degli alberi, sono caratterizzate da cestelli sostenuti da carrelli elevatori e utilizzati dagli operatori per spostarsi in verticale e in orizzontale, raggiungendo facilmente ogni punto della chioma dell’albero. In questo modo è possibile eseguire la potatura delle piante ad alto fusto in totale sicurezza.

Potature degli alberi attraverso le piattaforme aeree di Servizi per il Verde

Potature complesse degli alberi d’alto fusto: i rischi che si corrono nel rimandarle

Capita spesso che la potatura degli alberi più alti di un giardino, viene visto come un intervento troppo complesso e per questo motivo si tende spesso a rimandarlo. In questi casi, il rischio maggiore che si corre è di compromettere non solo il corretto sviluppo della pianta ma anche la sicurezza dell’albero stesso e degli ostacoli circostanti. La crescita incontrollata della chioma, infatti, potrebbe portare i rami a intralciare il passaggio delle auto, a cadere sotto le raffiche di vento o a impigliarsi tra i cavi elettrici.

L’importanza delle potature con piattaforme aeree

Sulla base di quanto detto sin qui, dunque, ci sono diversi motivi che rendono l’utilizzo di una piattaforma aerea decisamente indispensabile per la potatura di un albero. Potremmo avere di fronte, infatti, una pianta con rami molto secchi che non consentono di arrampicarsi in sicurezza, oppure il tipo di terreno su cui essa si trova, non consente l’utilizzo di scale. Oppure ancora la vicinanza di cavi elettrici non consente raggiungere agilmente la chioma dell’albero. Per tutte queste ragioni, ma soprattutto per ottenere una taglio ben fatto di un albero, è molto importante rivolgersi ad una ditta, come Servizi per il Verde, dotata di attrezzature che le consentono di intervenire ed operare al meglio, in ogni condizione possibile.

Come effettuiamo le potature con piattaforme aeree

Dopo un sopralluogo che consente di stabilire il punto più comodo in cui posizionare la piattaforma si può dare inizio alla potatura: l’operatore sale nel cestello seguendo rigide norme di sicurezza e viene spostato in modo da raggiungere le zone da potare.

Esistono anche piattaforme molto agili, di cui è dotata anche la nostra azienda, in grado di muoversi senza problemi in spazi ristretti; naturalmente tutto dipende dall’abilità di chi le manovra. In questo senso, il team di Servizi per il Verde vanta una lunga esperienza nel settore e può garantire una qualità del lavoro davvero ottimale.

Potature degli alberi d’altro fusto con la tecnica del tree climbing

In alcune circostanze, può capitare che le caratteristiche e lo stato dell’albero d’alto fusto da potare rendano difficoltoso l’intervento anche con l’ausilio delle piattaforme elevetrici

Tree climbing Roma

In queste circostanze, la nostra ditta di Roma ricorre al cosiddetto tree-climbing: ovvero una tecnica di arrampicata molto efficace che consente di accedere ed operare su tutte le sezioni dell’albero senza limiti di altezza ed evitando che i rami vengano danneggiati dall’impiego delle macchine operatrici o di tecniche di lavoro non corrette.  Oltre a recidere i rami superflui, ti consente di eseguire operazionidi smontaggio, ancoraggio, consolidamentoemonitoraggio. Si Puo’ praticare senza ingombrare la carreggiata stradale e arrecare disagio sul suolo pubblico. Inoltre, entrando in contatto diretto con la pianta, ti sarà più facile valutare l’insorgenza di patologie e difetti strutturali del tronco e della chioma, difficilmente riconoscibili attraverso le tecniche tradizionali.

Trattandosi di un’operazione a corpo libero e ad alta quota, i nostri tree-climber vengono sempre essere dotati di guanticaschi protettiviscarponipantaloni antitaglio e naturalmente di attrezzatura da tree-climbing specifica come funi, troncaramiseghetti emotoseghe.  Ogni intervento inoltre dovrà essere eseguito, indossando un’imbragatura. La SERVIZI per il VERDE è una organizzazione seria ed efficace capace di garantire un lavoro scrupoloso ed in totale sicurezza.

Consigli sulla potatura del limone: periodo giusto, tecniche e accorgimenti

Consigli sulla potatura del limone: periodo giusto, tecniche e accorgimenti

Sul periodo migliore per la potatura del limone esistono pareri discordanti: c’è chi pota in autunno, chi in pieno inverno, chi in primavera. C’è anche chi effettua il taglio dei rami durante la fioritura, chi dopo e chi, invece, considera il limone alla stregua di un normale albero da frutto che va potato come tutti gli altri, ovvero lontano dalla fioritura.

Bisogna considerare, infatti, che il limone è un albero da frutto, ma è anche un agrume e come tale ha delle caratteristiche che lo differenziano dagli altri alberi che producono frutti dolci. Queste peculiarità fanno si che, secondo il pensiero di alcuni, è preferibile potarlo solo quando è in fase di fioritura. Come si può notare, quindi, la potatura del limone lascia spazio a tante esperienze, interpretazioni e a volte anche a molta confusione.

L’importanza della potatura del limone

Il periodo di potatura è importantissimo per evitare traumi gravi ai rami legnosi o la mancata guarigione delle ferite. Potare una pianta nel giusto periodo significa anche renderla più resistente alle avversità e maggiormente capace di sopportare le conseguenze dovuti ai tagli della potatura stessa.

Le stagioni migliori per le potature

Le stagioni in cui le piante resistono meglio alla potatura sono quelle con climi miti e stabili e dunque non eccessivamente freddi o caldi. I climi temperati rendono la corteccia più morbida e quindi più facile da trattare. In queste stagioni, vanno coperte con mastice solo le ferite più grandi, mentre quelle più piccole si possono lasciare guarire anche a contatto con l’aria.

Potatura del limone in base al clima e alla varietà della pianta

Potatura del limone in base al clima e alla varietà della pianta

Nella potatura di queste piante occorre valutare non solo le condizioni climatiche dell’area in cui vengono coltivate, ma anche la specie da potare. In base alla varietà, infatti, i limoni possono presentare una sola fioritura o più fioriture. Chi coltiva limoni con una sola fioritura preferisce potare a settembreottobre, ma anche a primavera, mentre chi coltiva limoni con quattro fioriture preferisce potare esclusivamente in autunno. Le esperienze dei giardinieri depongono a favore della potatura autunnale di qualsiasi specie di limone, potatura da effettuare esclusivamente tra settembre ed ottobre. Nelle zone con clima caldo, la potatura si può far slittare anche tra dicembre e gennaio.

In zone particolarmente temperate e con giornate gradevoli, qualcuno ha anche vissuto l’esperienza della potatura in febbraio. La regola generale suggerisce, comunque, la potatura autunnale dei limoni, potatura da praticare su qualsiasi varietà. In genere, la potatura del limone si effettua quando i frutti sono gialli e quando non sono ancora comparsi i nuovi germogli.

I tagli di miglioramento della chioma riguardano l’eliminazione delle parti secche, spezzate o danneggiate e dei rami in eccesso che deturpano la forma della pianta. In questa fase si accorciano anche i rami produttivi, scegliendo quelli già maturi e non quelli in cui il legno è ancora troppo verde.

Attrezzi e tecniche per effettuare la potatura del limone

Attrezzi e tecniche per effettuare la potatura del limone

I tagli vanno effettuati con attrezzi per potatura ( forbici, cesoia o segaccio) puliti e disinfettati, sia prima che dopo l’uso. Le ferite vanno coperte con del buon mastice per potatura, facilmente reperibile nei vivai. Se la zona dove viene praticata la potatura è temperata, le ferite molto piccole si possono lasciar cicatrizzare senza mastice. In ogni caso, per evitare la comparsa di parassiti e malattie è sempre meglio coprirle con il mastice usato per proteggere le ferite grandi.

Il pericolo dei succhioni sui rami del limone

succhioni sono la “croce” degli agricoltori e dei alberi da frutto. Questi rami rappresentano, infatti, un vero e proprio tormento per gli alberi, perché non producono e sottraggono energia alla pianta. I succhioni possono essere eliminati in qualsiasi momento. Si tratta di quei rami senza frutti (in questo caso limoni) che sporgono dritti verso l’alto. Questi rami hanno una forte vigoria vegetativa e per questo sottraggono tanta energia all’albero e alla sua capacità produttiva. Nel limone, i succhioni si possono eliminare in qualsiasi stagione, facendo attenzione a non intaccare rami produttivi o fioriti.

Potatura del limone nel periodo autunnale

Altri interventi di pulizia ed arieggiamento della chioma del limone vanno effettuati sempre in autunno. In questa stagione si elimineranno anche i rami che si incrociano tra loro e che deturpano il portamento dell’albero. La stagione autunnale è adatta anche all’eliminazione delle foglie e dei fiori secchi. In questo periodo si procede, infatti, a ripulire la pianta e a lasciarla riposare per l’inverno. Meglio non effettuare alcun intervento durante il periodo vegetativo, a meno che non ci si accorga della solita, fastidiosa presenza dei succhioni. Bisogna anche ricordare che il limone non necessita di potature drastiche, ma solo di essere liberato dai rami improduttivi, danneggiati, secchi o spezzati. Eventuali tagli di ritorno hanno un’importanza trascurabile, specie se la pianta viene coltivata in giardino per semplici finalità ornamentali.

Come coltivare la Tillandsia Cyanea

Come coltivare la Tillandsia Cyanea

Benvenuti all’interno di questa utile guida di Servizi per il Verde su come coltivare la Tillandsia Cyanea, per ottenere una pianta rigogliosa e sempre ricca di colori.
La Tillandsia Cyanea rappresenta una delle molteplici varietà del genere tillandsia, che è globalmente strutturato da un sistema di radici poco sviluppato e con foglie in grado di assorbire acqua e nutrienti. La maggior parte delle tillandsie forma rosette di foglie verdi, grigie o rossicce. Se le foglie provengono dalle regioni aride, crescono più facilmente su cuscinetti di muschio o  sugli “alberi da bromeliacee”, ovvero quelle epifite (specie di piante che vivono su altre piante); se invece sono morbide e verdi, generalmente si riscontrano nelle tillandsie tipiche delle foreste umide.

I fiori della specie sono tubolosi e possono essere bianchi, violetti o gialli, blu e verdi. Gli habitat possono variare, dal livello del mare alle altitudini elevate e persino al deserto, tenendo ben presente che la maggioranza del genere, per le condizioni di coltivazione, richiede siti assolutamente non freddi: una serra fredda o un tiepidario sono l’ideale.

Che tipo di pianta è la La Tillandsia Cyanea

La Tillandsia Cyanea è una pianta erbacea perenne epifita, proveniente dell’America meridionale; il suo sviluppo eretto le consente di raggiungere un’altezza massima di circa 60 cm. Possiede foglie strette, di colore verde acceso, che formano una infiorescenza costituita da piccole strutture rosa intenso, caratteristica portante nella differenziazione dalle altre tillandsie. La Tillandsia Cyanea possiede inoltre una particolarità: fiorisce una volta sola nella sua vita, ma la fioritura dura all’incirca dai tre ai quattro mesi.

Che tipo di pianta è la Tillandsia Cyanea

Metodi per coltivare della Tillandsia Cyanea

I metodi di coltivazione per la Tillandsia Cyanea prevedono la preferenza della pianta a svilupparsi in un luogo chiuso, meglio se umido, come nelle abitazioni in cucine o stanze da bagno. Condizione essenziale per la sua crescita è la temperatura, che non dev’essere mai al di sotto dei quindici gradi centigradi. Gradisce posizioni luminose, ma non l’esposizione diretta ai raggi solari e teme sbalzi di temperatura oltre che La Tillandsia Cyanea richiede per il suo sviluppo un terreno umido, possibilmente senza ristagni d’acqua. Il concime da utilizzare è liquido e contenente fosforo, potassio e azoto, concime che tra l’altro dev’essere utilizzato spesso in primavera, stagione dove la pianta necessita di una fertilizzazione costante ogni quindici giorni. Attenzione alle tempistiche in merito all’irrigazione: in estate il terreno umido va conservato senza eccedere. L’acqua per irrigazione consigliata è quella non calcarea, bensì piovana. Da ottobre ad aprile è suggerita una diminuzione graduale degli interventi idrici: la pianta entra in riposo vegetativo e di conseguenza basteranno irrigazioni ridotte ad una volta al mese..

Il fiore della Tillandsia Cyanea è di grandi dimensioni ed è a forma di spata appiattita di colore rosa-viola, che a maturità si apre liberando i veri fiori di colore azzurro.

Tillandsia Cyanea: come curarla

Coltivare la Tillandsia Cyanea: il periodo di propagazione

La propagazione della Tillandsia Cyanea avviene tramite polloni in primavera. I polloni (indicanti quella parte di una pianta sotto forma di ramo che si sviluppa direttamente sul tronco o ai piedi dell’albero) devono essere separati dalla pianta madre dopo il periodo di fioritura, e per il rinvaso, si possono utilizzare piccoli contenitori con un substrato di torba e sabbia.

Le proprietà della Tillandsia Cyanea

Alle Tillandsia vengono spesso riconosciute spiccate proprietà nel purificare l’ambiente dall’inquinamento chimico, fisico e persino elettromagnetico: ecco perché quest’ultima loro proprietà, facilita la composizione di una singola pianta semplicemente appoggiata su un piattino, vicino a sorgenti di onde elettromagnetiche, come il computer, o il televisore.

Per una loro lunga durata negli ambienti di vita e di lavoro, il consiglio è sempre quello di mantenerle ad moderata temperatura dai quindici ai venticinque gradi centigradi.

Guida alla coltivazione del bonsai

Coltivazione del bonsai

La tecnica di coltivazione bonsai consiste nel far crescere l’albero in un vaso, nel quale devono essere ricreate le migliori condizioni di cui la pianta necessita per vivere.
Ovviamente l’albero non si svilupperà in altezza e larghezza tanto quanto farebbe in natura, ma crescerà ugualmente, maturerà ed invecchierà dando luogo ai fiori e frutti caratteristici della sua specie, rappresentando così un perfetto paesaggio naturale di dimensioni ridotte. La tecnica di coltivazione dei bonsai permette, dunque, di trasportare comodamente in vasi di pochi decimetri di diametro alberi che in natura occuperebbero spazi ben maggiori.

Come piantare una pianta di bonsai

Nella cultura giapponese il bonsai è un vegetale che, grazie ad un perfetto ambiente artificiale creatogli attorno su misura, dispone di tutto quel ch necessita per vivere bene, e per tale motivo non sente più l’esigenza di espandersi come farebbe nella condizione spontanea.

Le radici devono essere superficiali e disporsi a raggiera intorno al tronco, questo sia per una questione estetica che per un migliore ancoraggio al suolo. Il tronco dell’albero di bonsai deve essere robusto e conico, ovvero di diametro più largo alla base e progressivamente più stretto verso l’apice della pianta; inoltre deve seguire uno degli stili predefiniti.
I rami devono essere pochi ma ben distribuiti, in modo che l’albero non sembri un groviglio casuale ma una struttura armoniosa dall’aspetto ordinato. Le foglie devono presentarsi integre, non danneggiate né avvizzite, e devono avere un aspetto sano ed un colore vivo, segno del benessere della pianta. I fiori ed i frutti devono essere di dimensione adeguata alla pianta, quindi un bel bonsai (ovvero un bravo bonsaista) deve essere stato capace di ridurre proporzionalmente anche i suoi frutti.

Coltivazione del bonsai in vaso

Coltivazione Bonsai in vaso

Infine, anche il VASO in cui la pianta è contenuta è molto importante: esso svolge lo stesso ruolo che ha la cornice per un quadro, cioè valorizzarlo ed essere in armonia con l’opera, senza però attrarre su di sé tutta l’attenzione. Per questo è importante scegliere con cura materiale, forma e colore del contenitore.
Un bonsai viene classificato anche in base alla sua dimensione, in particolare l’altezza, intesa come la distanza dalla base del tronco fino all’apice della pianta.

Tecniche e procedimenti per coltivare un bonsai

Procurarsi il materiale di partenza per dar vita ad un bonsai non è sempre facile; in giapponese si definisce yamadori il procedimento di andare a raccogliere in natura degli alberelli destinati a divenire bonsai: tali piantine sono dette Araki. Gli araki più adatti sono piantine giovani, in quanto hanno maggiori probabilità di sopravvivenza rispetto a quelle più vecchie, che presentino tronco conico e rami flessibili, e possibilmente che abbiano assunto già una forma curiosa o contorta, magari per via del passaggio di animali che le hanno naturalmente “potate”.

Tecniche e procedimenti per coltivare bonsai

Il periodo migliore per la raccolta è l’inizio della primavera. Una volta individuatol’esemplare migliore, va asportato con attenzione, prelevando tutto il panetto di terra contenuto nelle radici, e va trapiantato il prima possibile in un vaso “provvisorio”, che permetta alla pianta di adeguarsi alle nuove condizioni; in questo periodo è importante non esporre la pianta al sole diretto o alle correnti d’aria, non eccedere con le concimazioni e verificare che il terreno non contenga insetti nocivi.

La prima sostituzione dell’apice del bonsai

Alla comparsa dei primi germogli, segno che la pianta si è riambientata, si può operare la sostituzione d’apice del bonsai; l’operazione consiste nel tagliare la parte alta del tronco principale in corrispondenza di un ramo laterale sufficientemente grande, quindi legare il ramo e direzionarlo nel modo desiderato. La pianta continuerà a vivere seguendo la direzione del ramo rimasto, che diventerà provvisoriamente il nuovo tronco portante, almeno fino alla successiva sostituzione.

La cura delle foglie per la coltivazione del bonsai

Per quanto riguarda le foglie, occorre periodicamente effettuare operazioni di defogliazione o di pinzatura. La defogliazione prevede l’eliminazione a circa metà picciolo di tutte le foglie di un ramo; va fatta a primavera inoltrata. In questo modo nasceranno le nuove foglioline all’apice del picciolo, anticipando di una stagione il loro processo vegetativo; il loro percorso di crescita sarà però limitato e dunque la dimensione media delle foglie sarà minore. La pinzatura si può fare in diversi periodi dell’anno, e prevede l’eliminazione dell’apice e delle foglioline terminali di un ramo; anch’essa ha lo scopo di ridurre la dimensione delle foglie nonché di accorciare gli internodi.

Potatura dell’ulivo: consigli e suggerimenti per una buona cura delle piante

Consigli per la potatura degli ulivi

All’interno di questo articolo ti proponiamo alcuni consigli e e suggerimenti per una corretta potatura dell’ulivo: indispensabile per ottenere una buona produttività della pianta, per perservarne la salute e mantenere l’impianto funzionale alla raccolta.

L’importanza della potatura dell’ulivo

Se infatti non si intervenisse periodicamente alla potatura degli ulivi si avrebbe una crescita incontrollata della chioma con conseguente non-ottimizzazione degli spazi e una difficoltà nella raccolta, sia meccanizzata che manuale. Inoltre, l’assenza della potatura renderebbe ancora più evidente un fenomeno naturale a cui è soggetta la “olea europea“, ovvero l’alternanza produttiva. Nelle piante è infatti necessario equilibrare l’accrescimento vegetativo con la fruttificazione. Quando la pianta raggiunge il massimo carico di frutti, ma si ha una ridotta formazione e sviluppo dei germogli, si pregiudica la produzione dell’anno successivo. Bisogna dunque potare per equilibrare aspetto vegetativo e produttivo.



In Italia abbiamo una grande varietà di piante di ulivo, a seconda delle zone in cui ci si trova, e un’altrettanto ampia gamma di approcci alla gestione della potatura. Ogni uliveto richiede dunque cure particolari. Esistono però dei principi cardine che valgono in ogni regione d’Italia e che tuttavia vengono spesso sottovalutati o ignorati.

Potature ulivi: quando e come farle

Potatura dell’ulivo: quando e come farla

La potatura dell’ulivo deve essere eseguita quando la pianta è in riposo vegetativo, quindi sul finire dell’inverno. Succhioni e polloni possono essere eliminati anche d’estate. Da evitare una potatura precoce (novembre-febbraio), perché potrebbe indurre un risveglio anticipato della pianta, e una potatura tardiva, perché deprime il potenziale produttivo dell’ulivo.

Come per tutti gli alberi da frutto i tagli non devono mai essere rasi ma vanno lasciati sempre un paio di centimetri dal colletto. Si rischierebbe, infatti, non solo di compromettere il naturale flusso dei vasi linfatici, ma anche di aprire una via d’accesso a funghi e batteri al cuore del ramo. E’ importante, dunque, rispettare il cono di disseccamento permette alla pianta di cicatrizzare la ferita e disseccare il moncone difendendosi dai patogeni.

E’ sempre bene  proteggere le ferite con del mastice e sanificare la lama di taglio con prodotti a base di rame quando si potano piante visibilmente malate (i tumori sono facilmente individuabili). Inoltre bisogna asportare i rami potati lontano dall’impianto e bruciarli.

È bene dunque che tutta la chioma sia illuminata e che i raggi del sole possano penetrare all’interno. Se la luce che interessa una branca è sotto il 30% rispetto a quella che colpisce la chioma non si ha formazione di fiori e quindi di frutti. E a lungo andare la branca tende a devitalizzarsi.

Potatura dei rami più grossi

Titolo. Quando ci si approccia ad una pianta bisogna prima procedere alla potatura delle branche giudicate non più necessarie e solo successivamente eseguire tagli di rifinitura o di sfoltimento interni alla chioma. Eseguendo primariamente i tagli grossi si ha immediatamente la visuale della forma che sta assumendo la vegetazione e si può dunque intervenire in maniera più coerente.

Potatura ulivo: consigli e suggerimenti

Cimatura degli ulivi

Gli olivi non vanno mai cimati completamente. La parte superiore della pianta, chiamata anche freccia, esercita una funzione di controllo sulla formazione e inclinazione dei rami, utile ad un corretto equilibrio fisiologico-produttivo.

È bene ricordare che la potatura non deve quindi rispondere ad una esigenza estetica, di simmetria della chioma, ma funzionale alla produzione e alla vegetazione. La cima deve essere potata per ridurre la quantità di vegetazione a favore di una crescita nella parte centrale e una maggiore areazione e illuminazione.

Potature con il gelo e nei periodi invernali: consigli e suggerimenti

Potatura alberi nel periodo di gelo

Quando nei mesi invernali di gelo la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero, generalmente verso i -5 °C,  in linea di massima è sconsigliata la potatura degli alberi: in parte a causa della difficoltà del lavoro in queste condizioni e in parte perché il legno si indurisce e attraverso i tagli della potatura e il freddo può penetrare in profondità.

Quali alberi potare nei periodi più freddi

Premesso dunque che le potature in periodo di gelo sono sconsigliate per molte specie vegetative, ci sono alcune tipologie di alberi che possono essere potate nei mesi di novembre e dicembre. In particolare ci riferiamo ad alcune specie di alberi da frutto che come il melo, il pero, l’albicocco e il susino i cui rami possono essere sfoltiti anche nelle stagioni più fredde dell’anno.

Oltre alle tipologie di piante da frutto che abbiamo citato, si tende ad intervenire nei periodi più freddi dell’anno anche su altre specie di alberi come gli aceri, in quanto tendono a sporgere pesantemente rispetto ad altre varietà di arbusti.

Come effettuare le potature invernali

La potatura invernale consiste innanzitutto nell’accorciare o eliminare i rami spezzati, malati o secchi: bisogna tagliare almeno 5 cm sotto il punto danneggiato, intervenendo quindi nella parte di tessuto sano. Successivamente si eliminano i resti dei fiori e/o dei frutti, tagliando appena sopra la prima gemma sottostante la vecchia infiorescenza o il frutto.

E’ importante che i lavori di potatura siano finiti per l’inizio di febbraio, perché è in quella fase dell’anno che gli alberi si preparano a germogliare. Di solito si nota che la potatura fatta a novembre e marzo porta a delle forti reazioni da parte della pianta.

Quali alberi potare in primavera

Solitamente in tarda primavera – o in estate – si opta per la potatura di alberi giovani e vigorosi o di quegli alberi che sopportano male le potature; al contrario, in inverno si potano gli alberi più anziani e poco vigorosi.

Potatura delle piante da balcone

Le piante da balcone rampicanti da foglia, si potano in genere a fine inverno, per stimolare lo sviluppo vegetativo primaverile; le specie che invece sono coltivate per godere della fioritura, si potano dopo che sono sbocciati i fiori, per poterne godere appieno e per evitare di asportarne i boccioli.

Le tecniche corrette per una buona potatura

Se la pianta è in fiore, aspettate la fine della fioritura per effettuare il taglio. Per i sempreverdi invece, meglio aspettare la fine dell’inverno. Un altro intervento importante, inoltre, è quello di cimare le piante: ovvero alleggerirle dalle foglie eccessive, eliminando i (troppi) rami giovani. E’ un modo per garantire la crescita uniforme della nostra pianta.

Un ulteriore consiglio importante è quello di evitare di applicare mastice ai tagli. Non tagliare mai il collare di cicatrizzazione, che deve essere ben visibile a livello dell’inserzione del ramo. Non tagliare mai, infine, un ramo (anche con tagli di ritorno) per più di 1/3 della sua lunghezza. E non asportare mai con la potatura più del 25% delle ramificazioni vive della pianta.

Prato pronto in rotoli: coltivazione, semina e posa

Prato pronto in rotoli: semina, coltivazione e posa

Prato pronto in rotoli: coltivazione, semina e posa

Solitamente, il tappeto erboso naturale si ottiene dalla semina. Questa operazione richiede tempo e un’attenta preparazione del terreno. Dopo la semina, poi, si deve procedere a irrigare e ad effettuare il primo taglio dell’erba.

Per quel che concerne il prato pronto , ovvero un prato naturale raccolto in rotoli o in “fogli” d’erba naturale, il grande vantaggio è che può essere comodamente posato in un giardino come se fosse un vero e proprio “pavimento naturale”.

Prato pronto in rotoli: semina e coltivazione

Il prato pronto è un tappeto erboso maturo che viene ricavato da operazioni di semina e coltivazione eseguite da ditte specializzate come nel caso di Servizi per il Verde. Questo prato viene poi tagliato a una certa profondità dal suolo formando dei tappeti erbosi ancora vivi e vegeti e con radici attaccate che si possono collocare su qualsiasi spazio esterno.

Il prato pronto è frutto di un’attenta fase di semina e di coltivazione eseguita per un periodo che va dai sei ai diciotto mesi. I tempi di coltivazione del prato pronto cambiano in base all’erba utilizzata. In genere, questo prato comprende miscele di graminacee, sia microterme che macroterme. Le prime sono graminacee che vegetano nei climi fresco umidi, le seconde, nei climi aridi e secchi.

La scelta del tipo di erbe che costitusce il prato pronto è fondamentale per la futura resa estetica dello stesso. Uno spazio esterno che sorge in una zona fredda e umida richiederà un prato pronto a base di microterme. Queste graminacee sono ideali anche nei giardini che devono sorgere in zone d’ombra. Nei giardini soleggiati e con climi aridi e secchi sono, invece, preferibili i prati a base di erbe macroterme. Queste ultime sono in grado di vegetare anche a temperature elevate, persino a 42 gradi, consentendo di avere un prato esteticamente gradevole anche nei mesi più caldi.

Vantaggi prato pronto in rotoli

I vantaggi del prato pronto in rotoli

 Il vantaggio del prato pronto, rispetto a quello da semina, sta nell’evitare proprio la semina e l’eventuale risemina e il diserbo. Prima della posa del prato pronto bisogna in ogni caso procedere alla lavorazione del terreno, in modo che le radici del prato pronto possano attaccarsi stabilmente allo stesso entro un ragionevole lasso di tempo. Il terreno va vangato e rivoltato.

Nel prato pronto non è però sempre necessaria la concimazione di fondo, perché questi prati sono già concimati dalla ditta venditrice durante la fase di coltivazione. In genere, per mantenere l’erba sempre in ottime condizioni, si possono usare dei concimi universali o dei concimi per erba verde. Questi prodotti vanno somministrati con una cadenza che varia in base al tipo di erbe che compongono il prato pronto.

I concimi adatti al mantenimento del prato pronto saranno indicati e forniti anche dalla ditta produttrice. Stesse attenzioni si devono riservare anche alle annaffiature. In genere, queste sono più abbondanti nei mesi estivi e tendono ad essere più rade nei mesi invernali. Anche in questo caso, la frequenza e la quantità di acqua da distribuire al prato pronto, dipenderà sempre dalla tipologia di prato scelto.

Prato pronto: i tempi giusti per la posa

Bisogna anche fare attenzione ai tempi di posa del prato. Il prato pronto a base di microterme non va posato in estate o durante giornate troppo calde, perché subirebbe dei danni immediati. Bisogna, inoltre, posare il prato pronto entro 48 ore dall’acquisto, perché, specie se la posa avviene in estate, l’erba può risentire negativamente del mancato trapianto nel terreno. 

Posa prato pronto in rotoli

Perché scegliere il prato pronto in rotoli

Spesso, chi vive di fretta, a causa degli impegni di lavoro o di famiglia, non ha il tempo nemmeno di prendersi cura del prato pronto. In questo caso è meglio scegliere prati pronti in erba sintetica. Questi prati, realizzati in tessuto artificiale, imitano l’erba naturale e non richiedono alcuna cura e manutenzione. Il loro costo è naturalmente di gran lunga inferiore rispetto al prato pronto naturale, ma queste soluzioni sono consigliabili per piccoli spazi esterni collocati magari sul terrazzo, mentre in grandi spazi, come giardini, tetti e grandi terrazze, la resa estetica del prato pronto naturale è decisamente migliore.

Coltivare i girasoli: consigli pratici e caratteristiche della pianta

Tra le diverse guide per il giardinaggio di Servizi per il Verde – Roma, merita uno spazio particolare quella su come coltivare i girasoli in terra o in vaso. Si tratta, infatti, di una pianta davvero particolare: apprezzata non solo per il fantastico aspetto estetico ma anche per le sue caratteristiche e le sue proprietà.

Terreno e clima ideale per coltivare i girasoli

Il girasole ha una buona adattabilità ai diversi terreni e fasce climatiche, non ha eccessive esigenze in termini di nutrizione e acqua e tollera anche una moderata salinità. È una tipica pianta da rinnovo, sfrutta l’effetto residuo di una pianta “preparatrice” come il mais e prepara il terreno per la bietola.

Il girasole non deve tornare sullo stesso terreno prima di 3-5 anni e con distanza sufficiente da colza e soia.

Per la preparazione del terreno per il girasole si prestano bene le minime lavorazioni a 25 cm di profondità al posto delle tradizionali arature. Si può effettuare anche una semina con seminatrice combinata, nonché la semina su sodo.

Azoto e fosforo per la coltivazione del girasole

L’azoto viene assorbito dalla pianta precocemente e serve soprattutto a stimolare lo sviluppo fogliare e la formazione degli acheni. La dose consigliata oscilla tra 80 e 100 kg/ha.

Per il fosforo la dose media è di 80 kg/ha e per il potassio si va da zero a 150 kg/ha a seconda dei risultati dell’analisi del terreno, che è sempre bene fare almeno ogni tre anni. Fosforo e potassio vanno distribuiti al momento della preparazione del letto di semina.

Coltivare i girasoli: periodo migliore per la semina

L’ epoca di semina del girasole va da fine marzo ai primi di aprile. Con seminatrici dotate di dischi “da girasole”, la dose di seme è di 4-6 kg/ha; mentre nel caso di semina su sodo la dose va aumentata del 10%. Un buon obiettivo di semina è avere circa 7 piante/mq finali.

Primo punto importante per il diserbo del girasole è la pulizia del letto di semina nel caso di infestanti emerse, al fine di azzerare la vegetazione infestante con l’uso di glifosate.

Coltivare i girasoli

Coltivare i girasoli da fiore

Il Girasole appartiene alla famiglia delle Asteraceae, si tratta di una pianta annuale, il cui nome  deriva dalla sua bella abitudine di essere rivolta sempre verso il sole.  

Il fiore, inconfondibile, compare da luglio a settembre, somiglia ad una grande margherita gialla con un ampio bottone centrale, ma somiglia anche al sole raggiante. L’infiorescenza si sviluppa all’apice di un voluminoso, ruvido e imponente stelo fiorale che può arrivare a misurare 1,5-2 metri di altezza e sul quale si distribuiscono poche foglie grandi e verde scuro, fittamente dentate.

Ci sono delle belle varietà da giardino, meno alte e con fiori più piccoli ma con un altissimo potere decorativo. Ecco un  esempio:

Girasole Helianthus annuus “Autumn Beauty

Ci sono anche specie da giardino perenni, che non muoiono a fine stagione, sono decisamente più piccole hanno fioriture abbondanti ma non assomigliano un granché al classico girasole.

Il Girasole fiorisce in estate, generalmente la fioritura è al suo apice da agosto ad ottobre. Il fiore ha dei petali di colore giallo con al centro i semi, ricorda un bel sol

Può essere coltivato in piena terra, in vaso, nelle bordure, può colorare le siepi. E’ indicatissimo per introdurre i più piccoli al mondo del giardinaggio perché vanta una grande facilità di germinazione.e raggiante.

Coltivare i girasoli in vaso

Coltivare il Girasole in vaso è facile ma è consigliabile orientarsi per varietà nane, la cui altezza non supera i 50 cm di altezza. In commercio ci sono tante e diverse varietà nane, nella scelta del vaso, è bene optare per contenitori di grandi dimensioni in quanto il girasole ha bisogno di una grande quantità di terra. Si può ottenere un buon substrato mescolando terriccio per piante fiorite con terra di campo e aggiungendo qualche manciata di stallatico.

L’impegno maggiore è rappresentano dalle annaffiature che dovranno essere molto frequenti.

Il trapianto si può fare da maggio, si tratta di un’operazione ben tollerata dal girasole che ha un apparato radicale ramificato ma superficiale. I girasoli hanno una buona resistenza alle malattie. Il problema più frequente è il marciume del colletto che si può prevenire annaffiando ad una certa distanza.

Le piantine appena nate sono un’attrattiva per chiocciole e limacce, ma si possono proteggere con appositi prodotti e predisponendo barriere di cenere, sepiolite o trappole a base di birra.

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